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Prodotti Tipici

 

Sinagra è particolarmente apprezzata per alcuni prodotti tipici di alta qualità conosciuti in tutto il mondo; quali la provola, l’olio di oliva minuta il suino nero dei Nebrodi e il salame derivato dallo stesso.

Il Paese basa la sua economia sull’agricoltura e in particolare sulla produzione di olio, agrumi, nocciole, cereali, frutta e verdure.

Si trovano, infatti, stabilimenti per la lavorazione delle nocciole, nonchè moderni frantoi.

Sinagra si propone anche per la gastronomia: la cucina è ricca di piatti genuini della tradizione siciliana.

Oltre ai prodotti tipici della pastorizia (formaggi stagionati e ricotta) e a tutti i derivati dell’allevamento di bovini, ovini e suini (salumi, pancetta, ecc), la cucina sinagrese è caratterizzata da sapori forti e da ricette originali, legati sopratutto alla cultura contadina e della fiumara.

Pomodori succosi e grandissimi, verdure fresche e tenere per insalate e contorni di stagione.

Da non dimenticare i sott’olio e sott’aceto.

La cucina locale propone piatti anche a base di carne: conosciuto ed apprezzato è il castrato alla brace, che ben si accompagna con un corposo “rosso” di vitigni locali.

Ottimi i maccheroni “fatti a mano” alla sinagrese, conditi con sugo di maiale, gli antipasti rustici, il pollo alla brace, le specialità a base di funghi e i prodotti caseari.

A Sinagra operano anche bravissimi fornai che, ancora oggi, utilizzano il forno a legna per cuocere pane e biscotti.

Da ricordare infine i dolci esclusivamente di produzione artigianale come le speciali granite, “ le tre nocciole” ed i gelati.

 

nocciole
pane
arance
castagne
torta all'arancia
pomodori
olive

Tartufi

Il territorio di Sinagra è ricco di tartufi,  a scoprirlo il cavatore  Giuseppe Lipari coadiuvato da Ferdinando Prestifilippo cavatore di Capizzi  che insieme agli amici a quattro zampe  “i  cani”  che fiutano  e trovano  i tartufi.
Giuseppe addestra i suoi due amici quasi ogni giorno,  insegna ai cani come cercare i tartufi e quali sono i segnali.

La Pro Loco di Sinagra ringrazia il Signor Lipari Giuseppe per la scoperta,  ma anche Ferdinando Prestifilippo,  che nel tempo ha invogliato e indirizzato Giuseppe nella ricerca dei tartufi.

Questo dimostra che nella nostra isola  non manca niente, con un po’ di impegno tutto è possibile

tartufi

LA RISCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI GRAZIE ALLA DIETA MEDITERRANEA

L’Oro d’Italia seduce ed affascina con il suo profumo e i suoi colori. Dal sapore morbido ed avvolgente, armonico ed equilibrato nelle note amare e piccanti. Stiamo parlando, naturalmente, dell’olio extravergine d’oliva, nobile ed eccellente alimento del panorama gastronomico. Sconosciuto ancora a molti, vanta proprietà e valori nutrizionali che si perdono nella notte dei tempi.

Inoltrarsi nella storia dell’olio significa allora scandagliare la storia delle nostre comunità e dei nostri luoghi: frantoi e palmenti, con le loro architetture e la preziosità delle costruzioni, semplici ma efficaci, rappresentano il frutto dell’ingegno di quanti ci hanno preceduti e hanno amato il territorio e i doni della terra.

L’Oro d’Italia viene collocato tra gli alimenti per eccellenza nella “Dieta Mediterranea” patrimonio immateriale dell’Umanità. Adoperato, particolarmente, nelle ricette tradizionali della maggior parte della popolazione dei paesi del bacino del Mediterraneo, perciò presente nella “cucina povera”. Fonte principale di lipidi, apporta un basso contenuto di calorie tanto da essere inserito nelle “diete” Quindi, abbinato a legumi, verdure e  pane o come semplice condimento, è un ottimo e sano alimento a beneficio della nostra salute. Ricco di acidi grassi monoinsaturi, possiede delle capacità benefiche grazie alla presenza di sostanze antiossidanti e alle proprietà di combattere il colesterolo e sostanze antinfiammatorie. L’assunzione di questo “prezioso” alimento rappresenta un’opzione per la prevenzione delle malattie croniche associate all’invecchiamento grazie ai suoi effetti antiossidanti e ai suoi effetti antinfiammatori. L’Olio extravergine d’oliva è Oro da bere dunque e riscoprire grazie anche alle testimonianze del passato la storia millenaria di questo alimento significa prendersi davvero cura del proprio benessere e ripercorrere le tappe di crescita di una bella comunità quale quella di Sinagra e dell’entroterra siciliano!

Dott.ssa Titti Dell’Erba

Scuole Itineranti La Prova del Cuoco

Artigianato

L’ARTE DELL’INTRECCIO A SINAGRA

Sinagra si caratterizza per una fiorente attività artigianale, si segnalano i ricami fatti a mano, lavori all’uncinetto, ai ferri e al chiacchierino di pregevole fattura, i vestiti confezionati a mano da abili sarte.

Di pregevole fattura anche i cestini in vimini.

Interessanti inoltre i lavori in legno eseguiti con grande maestria dai falegnami del paese, le opere in pietra ai quali si aggiungono quelli in ferro battuto.

Per impedire che questi antichi mestieri vadano persi, di recente sono stati organizzati dei corsi per insegnare ai più giovani le arti dei loro nonni.

 

 

Fino agli anni 60 circa i bambini/ragazzi, nel periodo delle vacanze estive andavano ad apprendere un mestiere,  fra  questi si ricorda l’arte dell’intreccio di canna e verga (di ulivo, salice, castagno o roverella)  che forniva la natura  per  la realizzazione di cestini (panari), ceste (cufine), (ziruni) contenitori per il pane, (cannizzi) essiccatoi per la frutta.

Allora era il bisogno che spingeva i giovani a ritrovarci davanti al fuoco durante le sere d’inverno, per produrre quelli che non sarebbero stati oggetti decorativi ma di uso quotidiano come per la raccolta di olive, nocciole, agrumi e funghi.

Per durare gli oggetti realizzati occorrevano alcuni accorgimenti, la canna si tagliava nel “mancu da luna di innaru” (in gennaio, con la luna nuova)-

Per realizzare  u “panaro” si partiva  dal fondo incrociando otto verghe spesse intrecciando su esse altre tre verghe più fini che man mano che finiscono sono congiunte ad altre.

Prima che il fondo venga terminato con il cosiddetto “trizzune” (treccione) vengono innestate circa cinquantasei verghe che serviranno a sostenere la canna che funge da parete per il “panaro”; la canna intrecciata è poi bloccata dalla cosiddetta “trizza” (treccia) ottenuta intrecciando la rimanente parte di verga.

Oggi si sta cercando di riprendere l’arte dell’intreccio realizzando dei corsi per i ragazzi, proprio per non perdere questa antica e bellissima  tradizione che fa parte della cultura contadina.



 

UN ANTESIGNANO SENSO DEGLI AFFARI QUANDO L’IMPRENDITORIALITA’ E’ ROSA

Melo Ballato, bravo cantastorie di Sinagra, con la nostalgia che nasce dal ricordo, dedica una delle sue più belle ballate alla “putia ’u vino”, un piccolo locale nella via Umberto I, ove si poteva bere, giocare, parlare.

Lo aveva messo su Francesca Orifici nel 1947, con un antesignano senso degli affari, paragonabile a quello dei gestori degli odierni locali happy hour, ove, per l’appunto, si beve, si parla, ci si diverte, vedendo la partita di calcio e i videoclip.

Rimasta vedova a causa della guerra pensò di doversi dare da fare per sopravvivere.

La sua bottega, contrassegnata da una ramoscello d’arancio, consisteva in una piccola stanzetta terrana, con tre minuscoli tavoli per le partite a carte, un banchetto con il recipiente dell’acqua per risciacquare i bicchieri, e poi, “’u barrili” per il vino, considerato così buono da paragonarsi ad un nettare curativo per i malanni del corpo, ma anche dell’anima.

Il vero è che Francesca Orifici che preparava per i suoi clienti anche crispeddi e favi bugghiuti, per accompagnare il vino, aveva capito che era necessario ricreare un luogo dove ritrovare quella cordialità, familiarità, gusto della vita che la guerra aveva interrotto. Appunto un Ritrovo per riannodare le fila della dispersa socialità.

E va detto che la Orifici era davvero esperta nell’arte del “tramare”! Difatti, contemporaneamente alla sua attività di bottegaia, svolgeva quella di brava tessitrice.

Nella salita Celso aveva un piccolo laboratorio ove tesseva su commissione, attendendo alle ordinazioni che le “Signore” di Sinagra non le facevano mancare.

Brava la “Za Ciccina”: tessitrice di giorno (è stata l’ultima tessitrice di Sinagra) e bottegaia di notte! Duro lavoro e sacrificio che però le sono serviti a darle buona nomea, così come sempre accade a chi scommette sul proprio impegno.

Oggi che tutto tace e che sembra che ci abbiano rubato il futuro, l’imprenditorialità della “Za Ciccina” e la sua voglia di “venirne fuori” appaiono davvero esempi significativi.

Prof.ssa Annamaria Amitrano

Ordinario di Etnostoria Università degli Studi di Palermo

 

lino

Lavori ai ferri e all'uncinetto

Lavorazione del marmo e della pietra

SAPONE ALL'OLIO D'OLIVA

Ingredienti:

  •  4 litri d’Olio
  • 1 kg di Potassa
  • 1 kg di farina o di  cenere ( purchè non sia di castagno)
  • 10 litri d’acqua  tiepida
  • Recipienti
  • Contenitori

Preparazione

 

In  un recipiente inserire l’olio con Cenere o farina, in un altro recipiente mescolare acqua tiepida e potassa, girare contemporaneamente  il contenuto dei due recipienti separati. Gli ingredienti una volta amalgamati bene si versano in un solo contenitore e si continua a mescolare, finchè il composto e omogeneo, a questo punto con un mestolo inserire  nel contenitore stabilito, oppure si può versare in una casetta. dopo dieci giorni  il sapone si  toglie  dal contenitore in quanto indurito, oppure si taglia pezzi.

 

SAPONE FATTO IN CASA
SAPONE FATTO IN CASA