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27/09/2014 in località Villa Piccolo " ARTI TESSILI FRA 800 E 900 IN EUROPA ED IN SICILIA "

25/07/2013
"PRESENTAZIONI RISULTATI"

20/04/2012
Beniamino Joppolo "DA SINAGRA A PARIGI. STORIA DI UN INTELLETTUALE"

19/04/2011
Convegno sul letterato
"PERCORSI NELLA LETTERATURA E NEL PAESAGGIO: Beniamino Joppolo"

15/05/2008
"Voler bene all'Italia"

15/04/2007
"Cambiamento: perdita o gadagno di qualcosa, sfida ed opportunità".

L’orto elemento di armonia per le comunità urbane e rurali

La crisi economica che abbiamo e stiamo attraversando ha certamente cambiato molti punti di vista sul nostro vivere, incidendo sui nostri consumi e sui nostri comportamenti e questo non solo per ragioni squisitamente economiche. In particolare, il fenomeno degli orti urbani è in grande crescita nel nostro Paese (tanto da vedere triplicate negli ultimissimi anni le superfici ad essi destinate e da richiede auspicabilmente un ripensamento ed una riformulazione delle politiche urbane), ed è da ascrivere a diversi fattori.Sono molte, infatti, le motivazioni che inducono non solo i pensionati, ma anche i giovani, a cimentarsi nella produzione del cibo principalmente per l’autoconsumo: alcuni per passatempo, altri per spendere meno per cibo di buona qualità, altri per socializzare e fare comunità con persone dagli interessi affini, altri ancora per motivi legati all’ecologia, altri per un rinnovato o ritrovato amore per la terra, il contatto con la qualeriesce ad infondere serenità ed equilibrio.
I benefici che possono derivare da questa nuova destinazione dei suoli pubblici sono altrettanto numerosi. Per esempio, la creazione di nuove ed ampie zone verdi può costituire un grande vantaggio per lo sviluppo urbano ecosostenibile, con un’utile riduzione della CO2 e una diminuzione delle zone degradate ed incolte. Inoltre, la coltivazione per l’autoconsumo può costituire certamente un beneficio per l’aspetto della conservazione della biodiversità, con una peculiare attenzione ai numerosi genotipi che, non coltivati su larga scala, corrono il rischio di estinzione.
Leggermente differente è il caso degli orti rurali, coltivati in piccole proprietà private adiacenti ai paesi. Lì è frequente potere assistere ad un duro lavoro dei singoli dedicato agli orti, in cui il corpo (quasi sempre non giovane)fatica duramente e con costante tenacia, si piega e suda e si fa tutt’uno con il terreno coltivato. E quest’ultimo risponde a queste cure con un’esultanza,cangiante a seconda delle stagioni, di forme, colori, profumi, consistenze. Spesso non sono solamente ortaggi a caratterizzare questi orti, ma anche piante da frutto e piante aromatiche ed ornamentali che lorendono ancora più armonico ed incantevole.
Lodevole è quindi ogni iniziativa, quale quella del comune e della proloco di Sinagra, che, già per la V edizione, premia e sottolinea l’importanza della bellezza degli orti e di questo particolare legame con la terra.
Non sarà vano questo impegno, se questo bagaglio di conoscenze, di memorie, di tradizioni, di amore per la terra verrà trasmesso alle giovani generazioni, che spesso nella vita in città non trovano l’equilibrio necessario per affrontare le difficoltà del vivere.


Prof. Maria Antonietta Germanà
Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali
Università degli Studi di Palermo

 

Si avviano carichi dei migliori doni alla Grotta. Pax tibi

 

 

La  “Storia delle Tradizioni popolari”, individuata, in Sicilia, da Giuseppe Pitrè ha trovato, davvero, nell’Isola, l’humus per la sua migliore fertilità e interfecondità scientifica, grazie alla “Scuola Antropologica Siciliana” che, raccogliendo l’eredità culturale di Giuseppe  Pitrè e del suo allievo ideale Giuseppe Cocchiara, si è attestata, in Italia e nel Mondo, per le sue altissime potenzialità metodologiche  e nel segno della ricerca e dell’ermeneutica antropologica.

Il riferimento all’Etnostoria, è qui, assolutamente, consequenziale, in quanto sostanziato dall’inderogabilità di citazioni, di pertinenti categorie logiche, chiavi di lettura essenziali del pluralistico Mondo contemporaneo. Così, il concetto di Tradizione/Storia che definisce identità,  perché significa cambiamento crono-topiko ed oikotipico.

Ebbene, questo nostro avvio epistemologico ritrova la migliore sua esemplificazione nel “Presepe”, plastica e/o figurativa rappresentazione, vuoi d’arte, vuoi di artigianato, dell’evangelico tempo mitico, allorquando, per la salvezza degli uomini, Dio si fece uomo fra gli uomini: così, il mito si tradusse  in epifanica realtà.

Un “Presepe” all’origine soltanto “Sacra Famiglia”; poi sempre più rappresentazione contestualizzata nel quotidiano di tutti. E allora, l’aggiunta, all’iconografia iniziale, del bue e dell’asino, dei Re Magi, dei tanti pastori, fino alla più recente e nota tradizione napoletana che, agli eidotipi  etnostorici, associa i protagonisti del  “potere”, soprattutto politico, in un vero e proprio mixsaggio di comunità e di segmenti elitari di essa, nel segno, appunto, della dinamica del contemporaneo.

Essenziale, comunque, che il “Presepe” richiami all’originario “venite adoremus”. E sia rappresentazione – come scrisse Salvatore Salomone Marino in quell’aureo libretto “Il mio Presepe”, di recente ristampato dal Centro Internazionale di Etnostoria – di una vera e concreta teoria «di Pastori e Cittadini… che si avviano, carichi dei migliori doni, alla Grotta di Betlemme, ripetendo: Pax tibi».

 

 

Prof.  Aurelio Rigoli    Professore Emerito Università degli Studi di Palermo                                           Presidente della Commissione Regionale                               Registro Eredità Immateriali – Unesco