Percorsi

La Pro Loco si propone di conservare custodire e valorizzare i beni materiali ed immateriali esistenti sul territorio di Sinagra. A tal fine sono stati istituiti il “Percorso delle 100 fontane” , “La strada dei palmenti”, il percorso degli alberi secolari”. Ogni anno, inoltre, si organizzano passeggiate ecologico-culturali per la raccolta dei prodotti tipici di stagione: fragoline di bosco, origano, finocchietto ed erbe selvatiche, asparagi, nocciole, olive, castagne, agrumi ecc.

SINAGRA UNA CARTA ARCHEOLOGICA PER LA TUTELA DEL TERRIRORIO

Tra i primi segni, consegnati alla lunga durata, che l’uomo imprime nel paesaggio, il percorso viene a costituire una chiave importante per comprendere i territori e le loro dinamiche storiche a patto, che ne possa avere una precisa percezione topografica.

Il territorio di Sinagra risulta interessato da due importanti percorsi storici. Il primo, sullo spartiacque tra Sinagra e S.Angelo, viene citato in un documento del 1141, contenente una denunzia contro Algeri,  forse signore di Ficarra, e qualificato come basilikòs dròmos, via imperiale. Il secondo risulta, invece, attestato nell’inquisizione del casale di Sinagra del 22 luglio 1249 come via che discende  <<Randacio et ducit apud Nasum >>.

Entrambe le vie, utilizzando percorsi naturali, hanno una storia millenaria che risale alla strutturazione varia di età romana imperniata sulla via Valeria. Ci soffermeremo in particolare sul percorso, meno conosciuto del secondo oggi proseguito, nella sua funzione ed in parte del tracciato, dell’importante SS.116.  Esso correva lungo il crinale che oggi  dal monte Castegnarazza discende sino al torrente Iannello ed aveva come terminale l’approdo di Brolo denominato verso il 1150 da Idrīsī  Marsā Dālīah.

In gran parte coincidente con la più tarda regia trazzera Brolo-Raccuia sotto i Borbone aveva un’ampiezza di 18 canne (27 m). Si ritiene che da una precisa individuazione di questo percorso sul terreno, cosparso d’innumerevoli testimonianze, potrà svilupparsi con successo in futuro l’esplorazione sistematica dell’intero areale per giungere alla compilazione della sua Carta Archeologica. Questi alcuni toponimi rinvenibili a non grande distanza dal tracciato che si ritengono indicativi della viabilità del percorso: Melia, Sellita, Mancusa, Sant’Eupleo, S. Pietro, Liddu, Trubano, Immillaro, S. Luca, S, Andrea. Tra tutte queste contrade si è sviluppata nel corso dei secoli una maglia di strade mulattiere e di percorsi spesso lastricati il cui recupero costituirebbe un importante e preliminare momento di tutela del paesaggio culturale del comprensorio.

                                                    Michele Fasolo                                  (Archeologo e studioso di topografia antica)

Gli itinerari del tempo. Una prospettiva di trasformazione.

Scrive Gerhardt Hard a proposito del paesaggio: “è esteso e armonioso, tranquillo, colorato, grande, variato e bello. E’ un fenomeno…più vicino all’occhio che alla ragione, più apparentato al cuore, all’anima, alla sensibilità e alle sue disposizioni che allo spirito e all’intelletto…Ci è più familiare che estraneo, ma più distante che vicino, manifesta più nostalgia che presenza; ci eleva al di sopra del quotidiano e confina con la poesia. E’ un tesoro del passato, della storia, della cultura e della tradizione…deve essere attraversato, vissuto a piedi, non rivelerà il suo segreto al turista o all’intelletto nudo”.

Ovvero è il percorso, l’itinerario il medium che ci permette di comprendere la temporalità del paesaggio, di penetrarne la sua profondità storica, di riconoscere la ricchezza della sua complessità.

Abbiamo bisogno di definire itinerari del tempo che percorrano la nostra splendida vallata, un ecosistema tra i più interessanti dei Nebrodi, le sue campagne, così ricche di tracce storiche, di beni culturali e naturali, il suo patrimonio rurale costituito da case, frantoi, palmenti, coltivazioni, tante testimonianze di un passato ricco di eventi e di trasformazioni e soprattutto frutto di una civiltà contadina ricca di valori che si è espressa, dandogli forma, nel paesaggio. Abbiamo bisogno di itinerari del tempo che ci restituiscano una percezione del paesaggio obliata dalla condizione moderna.

Gli itinerari del tempo non possono essere intesi in modo riduttivo solamente come uno strumento di valorizzazione turistica. Ci appaiono piuttosto innanzitutto come uno strumento che la Comunità può costruire e utilizzare per consentire a ogni suo ogni componente di riappropriarsi con consapevolezza del proprio patrimonio culturale e territoriale, per averne cura e promuoverne la conservazione, la riqualificazione, la valorizzazione. Se un itinerario turistico può essere costruito, un itinerario del tempo va invece scoperto, esiste già, va riportato a chiarezza e riconosciuto interpretando le tracce dei processi che lo hanno  configurato nella multidimensionalità di relazioni tra natura e cultura e che l’itinerario ci rivela nel suo snodarsi attraverso il paesaggio. Un itinerario del tempo è certamente anche una struttura fisica, che si recuperi o meno un tracciato in disuso o lo si definisca ex novo, che attraversa la campagna, risale i versanti, collegando le trame dell’uso del suolo. Per questo nel nostro caso come ogni infrastruttura va qualificata nel fondo stradale, nella varietà della vegetazione laterale, nella segnaletica. 

Un itinerario del tempo non si limita solamente a unire segni storici e culturali, rilevanti salienze naturali e paesaggistiche. Un itinerario del tempo apporta soprattutto linfa, ricostruisce tessuto connettivo intorno ai segni, innesca processi e progetti di trasformazione e di innovazione.

Per questo degli itinerari del tempo nell’attraversamento del paesaggio devono essere colte le prospettive più efficaci a orientarne le trasformazioni, il progetto nel contesto di disegni strutturali articolati e di scenari di trasformazione sostenibili.

Dott.  Michele Fasolo

 Archeologo e Topografo

PIETRA DI SAN LEONE
Regia trazzera

IL PERCORSO DELLE CENTO FONTANE

Conoscere  e custodie il patrimonio  storico quindi i luoghi, le leggende e le storie che riguardano il territorio. La  Pro  Loco di Sinagra ha censito 150 fontane/sorgenti, le quali rappresentano un pezzo di storia importante per il territorio.

Un tempo l’importanza di queste sorgenti era fondamentale per lo svolgimento di tutte le attività della vita quotidiana.      Era grazie ad esse, infatti, che si provvedeva all’irrigazione dei campi, all’abbeveramento degli animali, nonché all’impiego domestico.

La necessità “di iri all’acqua” nasceva dalla sua mancanza nelle abitazioni, per questo era consuetudine riunirsi in gruppo e recarsi alla sorgente “cu bumbulu” e “ a quartara”.

Vennero  così costruite delle fontane lungo le stradine mulattiere che erano anche un punto di riferimento per i viaggiatori dove bere riposarsi. Ancora oggi esistono moltissime di queste fontane, sp0arse nelle varie contrade, quasi tutte in pietra e simili nella forma. Accanto spesso trovano delle grande vasche o  “ Gibbie “  fornite di lavatoio do0ve le donne si recavano per lavare i panni.

 A Tutt’oggi alcune di queste fontane vengono sfruttate per uso potabile per irrigare i campi, ma è importante non dimenticare che si tratta di un bene inestimabile da custodire e rivalutare come testimonianza di un ritaglio di storia nel nostro paese.

fontana rolletta
fontana arcona
FONTANA DI POPOLO

La memoria dell’acqua. Il suono di quelle fintane…

Un mio studente agli esami finali ha detto: ”E poi è noto che l’acqua ha memoria.. lo ha provato uno scienziato giapponese..”. Ho fatto un salto e pensato: “Ma certo, ecco perché i preparati omeopatici diluiti in acqua si riattivano .. versandoli da un bicchiere all’altro….” L’acqua ha memoria e Masaru Emoto lo ha provato  facendo “sentire” diverse composizioni musicali all’acqua e poi ghiacciandola.

Si vede così che il ghiaccio acquista forme diverse, come se avesse incorporate le onde sonore.

In estate pensavo a questa idea, nuotando.

Da sempre ciascuno di noi riconosce il suo mare.. uno è del Tirreno nord siculo, come me, .. .uno è Adriatico .. molti hanno un mare che gli ha una creato una sorta di imprinting.

Ma nuotando e nuotando ad un certo punto mi è venuta un’altra idea.

Ma se l’acqua ha memoria non solo noi riconosciamo il nostro mare, ma anche il mare deve riconoscere noi.

D’altronde il ricercatore giapponese lo ha provato, no?

Se l’acqua ha memoria…

Recente è la nascita di una applicazione per smartphone di un creatore italiano che si chiama Bruno Zamborlin.

La App si chiama  “Mogees”  e fa una cosa semplice all’apparenza. È una applicazione per captare il suono degli oggetti. Il “suono” degli oggetti, ma non è incredibile?

Ripercorro con queste idee le attività organizzate dalla Proloco per la riscoperta delle fontane nel territorio di Sinagra.

Le fontane hanno memoria, cantano sempre insieme all’acqua che le attraversa.

Sentirle è un piacere, aiutarle a vivere ancora è un atto di amore… si ricorderanno di noi. 

Prof. Arch. Antonino Saggio

Università Sapienza  Roma

 

L’Acqua è vita, elemento primario dell’esistenza. Preziosa risorsa da non sprecare attorno alla quale ruotava la vita d’un tempo

 

Passa la bella lavanderina…: ancora oggi la filastrocca cantata viene insegnata ai bimbi più piccoli, che però, loro adusi alla lavatrice, nulla sanno di quando si andavano a lavare i panni alle fontane, nei lavatoi che spesso vi sorgevano accanto e che venivano “dissetati” continuamente dall’acqua che, raccolta nelle grandi “gibbie”, ne levigava e “lucidava” le pietre.

Panni lavati ad acqua, sapone e cenere pulita, con una buona dose di “olio di gomito” delle “lavanderine”, e che emanavano, così lavati, un odore caratteristico dovuto alla “potassa”.

Oggi, i bimbi post millennials conoscono solamente i detersivi chimici e l’ipertecnologica lavatrice dai tanti programmi “che lavano come le tue mani”, come promette la pubblicità; quella lavatrice che è “la più grande invenzione del XX secolo”, come diceva mia madre, che l’acqua in casa l’aveva, ma a mano, comunque, prima dell’ingresso in casa della regina degli elettrodomestici, doveva lavare i panni.

Chi invece l’acqua in casa non l’aveva (anni fa la regola), oltre che per lavare i panni, alle fontane e alle sorgenti doveva recarsi – “iri all’acqua” – per fare scorta del prezioso liquido:  “cu bumbulu” e “ca quartara”, i tradizionali recipienti, le giovani donne – compito rigorosamente femminile, infatti, era questo – in gruppo si recavano alla fonte dell’acqua.

Momento di socializzazione, di chiacchiere, confidenze e risate, magari attimi di sguardi “rubati” all’innamorato, prodromi di amori sconosciuti pronti a sbocciare, in una società dove le giovani donne non godevano di libertà: e anche quella che era una fatica, si trasformava così in uno svago e in un’ulteriore promessa di vita rinnovata.

E il paese di Sinagra di acqua – che è fonte irrinunciabile di vita – ne aveva – e ne ha – tanta, che sgorgava limpida dalle sue 127 fontane e sorgenti, il cui percorso prezioso è stato inserito nel Rei (Registro eredità immobiliare).

Acqua scrosciante che irrigava i campi, attraverso vasche (come quella di Ballica) dalle quali, come cuori pulsanti, il prezioso liquido si immetteva nelle canalette di pietra o tegole di cotto, vasi sanguigni della terra, tra il verde intenso dei noccioleti che circondano il paese.

Acqua limpida che abbeverava generosa gli umani – stanziali e di passaggio – e gli animali, sgorgando ubertosa da fontane di pietra, simili spesso nella forma e poste a distanze più o meno regolari, quasi a contare i passi della vita.

Perché l’acqua è vita, è elemento primario dell’esistenza. Preziosa, da non sprecare anche oggi che sgorga dai rubinetti “spontaneamente”, come qualcosa di scontato ma che risorsa infinita, tuttavia, non è: ed è bene ricordarlo, come è giusto ricordare i passi dei nostri padri e delle nostre madri. Non per seguire pedissequamente le loro orme, ma piuttosto per imprimerne di nuove, evitando gli antichi errori.

Dott.ssa Mariausilia Boemi

Giornalista Caporedattore La Sicilia Catania

ulivo secolare
ulivo secolare
ulivo secolare
pianta di arancio secolare

IL PERCORSO DEGLI ALBERI SECOLARI

Per promuovere la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione di un notevole patrimonio naturalistico presente sul territorio di Sinagra, è stato  istituito a cura della Pro Loco di Sinagra “Il Percorso degli Alberi Secolari” inserito nel R.E.I. (Registro delle Eredà Immateriali.

Gli alberi monumentale costituiscono un palinsesto attraverso cui poter leggere il nostro passato, sono custodi di storie, leggende, aneddoti, centri di aggregazione sociale e in ultima analisi metafora perfetta dell’axis mundi, centro cosmico  del  microcosmo locale. Il  territorio di Sinagra, dal punto di vista cultuale, è caratterizzato da tre diverse tipologie arboree: nocciole nel versante ovest; agrumi nel fondovalle e olive sul versante est. Nell’ultimo mezzo secolo è stato tentato l’impianto di noccioli nella zona montana di levante, oppure di agrumi nelle colline di ponente nel territorio limitrofo a Ucria, ma entrambi hanno prodotto improduttivi risultati economici. D’altronde in secoli di paziente osservazione, i contadini del luogo hanno constato che la naturale esposizione del territorio rendeva al suo meglio con la suddetta suddivisione produttiva. Vediamo ora in dettaglio le caratteristiche di ogni tipo di coltivazione e le relative peculiarità locali nella gestione delle risorse. In questa ricerca, ogni tipologia produttiva è stata indagata ponendo in evidenza sia gli elementi specificatamente agrari sia quelli folklorici che rientrano nell’ambito delle tradizioni popolari, così da offrire un panorama più esaustivo possibile del sistema socio economico del territorio di Sinagra. Ad esempio abbiamo condotto ricerche sui sistemi di coltivazione tradizionale (potatura, innesto, raccolta, etc.) e sulla trasformazione dei prodotti secondo metodi  tradizionali (ricette, conserve, etc.) elaborati nei secoli dalla paziente cultura contadina. Economia, cultura e società rappresentano tre elementi interdipendenti del medesimo sistema, nel senso che la trasformazione compiuta da ogni variabile produce degli effetti anche sulle altre componenti. Quindi è impensabile voler indagare la struttura economica legata alle principali coltivazioni del territorio sinagrese senza tenere in considerazione anche la storia, gli usi, i costumi e le tradizioni ad esso legate.

I Monumenti: patriarchi e difensori del nostro territorio.

Gli alberi rappresentano un valore inestimabile per l’umanità: essi sono i custodi della nostra memoria e fonte di risorse indispensabili per la vita e il progresso umano.

Gli alberi sono gli elementi basilari degli ecosistemi forestali, i veri e propri polmoni del nostro pianeta: catturano l’anidride carbonica e producono l’ossigeno con la fotosintesi clorofilliana, rinsaldano le pendici montane proteggendoci da frane e valanghe, favoriscono la formazione delle riserve idriche, fisionomizzano il paesaggio, producono legno e frutti, contribuiscono a migliorare la qualità della nostra vita e a limitare i fenomeni di inquinamento all’interno delle nostre città. Senza le foreste per l’uomo non sarebbe possibile la vita sulla terra: purtuttavia egli continua a distruggerle al un ritmo di una superficie pari a quella di 40 campi da calcio al minuto!

In varie parti del mondo ci sono anche alberi eccezionali per età e/o dimensioni che possono essere considerati il simbolo di un millenario rapporto fra l’uomo e la natura, fatto di rispetto e armonia. Sono gli alberi monumentali, gli elementi più appariscenti del mondo vegetale che con le loro dimensioni e la loro longevità costituiscono segni tangibili per una migliore comprensione dell’ambiente che li ospita e della società che li ha voluti conservare nel corso dei secoli.

Ognuno di essi è in grado di raccontare, con ricchezza di particolari, le vicissitudini del luogo in cui vive, di cui è spesso l’essere vivente più vecchio e il più profondo conoscitore.

Gli alberi sono “maestri di vita” non dimentichiamolo mai.

Illuminanti, a tal riguardo sono le parole di San Bernardo da Chiaravalle “Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà”.

Recentemente il nostro Parlamento, per sottolineare la preziosità degli alberi, ha istituito con legge n° 10 del 2013 la Giornata Nazionale degli Alberi che viene celebrata il 21 novembre di ogni anno. Essa ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli alberi per la vita dell’uomo e per l’ambiente.  

Si tratta di un appuntamento importante soprattutto per gli studenti italiani – che affonda tuttavia le radici nel lontano 1898 quando fu celebrata per la prima volta dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli – ma che si rinnova ogni anno con nuovi temi e significati.

 

Prof. Rosario Schicchi
Ordinario di Botanica sistematica
Università di Palermo

 

 

 

 

 

Le antiche varietà dei giardini raccontano una storia sempre attuale

 

il paesaggio del territorio di Sinagra, nell’area compresa tra la regia trazzera Brolo-Ucria -Florestae le sponde del torrente Naso, è caratteristicamente dominato dagli agrumeti che in Sicilia vengono chiamati semplicemente jardini (giardini).  La loro coltivazione, legata alla disponibilità d’acqua, riveste notevole interesse sia dal punto di visto produttivo che estetico-paesaggistico: la chioma sempreverde delle piante, il colore e il sapore dei frutti e, soprattutto, la profumata e tipica fioritura, indicata con il nome di zagara – dai termini arabi zahara (splendere, sfavillare di bianco) e zahr (fiore) – li rendono inconfondibili ed altamente espressivi.

Altre specie protagoniste del paesaggio sinagrese sono il nocciolo e l’olivo. Il nocciololeto occupa i tratti più acclivi del territorio che contribuisce a rinsaldare con il suo potente apparato radicale, limitando notevolmente i fenomeni erosivi.  Si tratta di una specie a portamento cespuglioso che crea al di sotto delle chiome un ambiente particolare, caratterizzato dalla scarsa presenza di luce che permette al terreno di rimanere umido per lungo tempo.

L’olivo può essere considerato l’albero simbolico per eccellenza della civiltà e del paesaggio mediterraneo umanizzato. Il suo inconfondibile fogliame persistente, verde-glauco di sopra e grigio-argenteo di sotto, conferisce a quest’albero una particolare bellezza. Testimonianze della mitologia, della storia e della letteratura attestano la grande importanza dell’olivo e del suo olio, nel commercio, nell’alimentazione e nel costume delle popolazioni mediterranee.

La presenza diffusa dell’olivo assicura una peculiare identità storica al paesaggio locale, testimoniata dalle diverse vetuste piante che con le loro straordinarie dimensioni e le caratteristiche forme documentano il lento trascorrere dei secoli. Questi straordinari alberi costituiscono, tra l’altro, l’ideale collegamento tra le generazioni passate, quelle attuali e quelle future.

Nell’ambito delle suddette colture si rinvengono, più o meno sporadicamente, antiche varietà di piante da frutto alla cui selezione hanno contribuito numerose generazioni di agricoltori sinagresi. Queste varietà, a notevole rischio di estinzione, possono essere considerate come segni tangibili, culturali e simbolici, della biodiversità agraria impressi dall’attività agricola sul territorio rurale.

Prof. Rosario Schicchi

Ordinario di Botanica Sistematica

Facoltà di Agraria Università degli Studi di Palermo

Piante e giardini: vere e proprie bussole della ritrovata simbiosi col territorio

l territorio di Sinagra è caratteristicamente improntato da aspetti di vegetazione naturale, nella parte montana, e da colture agrarie in quella più bassa. Tradizionali agrumeti, noti con il termine di Jardini, fisionomizzano la vallata, mentre vetusti oliveti ed eroici noccioleti ricoprono acclivi colline rinsaldando il suolo ed evitando pericolosi dissesti idrogeologici. L’abbondanza di acqua, che sgorga copiosa da sorgenti e fontane, favorisce l’orticoltura di pieno campo praticata su piccoli appezzamenti, spesso terrazzati e delimitati da ciglioni in terra o da muretti di pietrame a secco.

La Pro Loco di Sinagra da alcuni anni organizza due eventi diretti alla scoperta del territorio e delle sue tradizioni. Il primo è la “Festa di Patati” che vuole ricordare una ricorrenza che la vulcanica Za’ Cuncetta, proprietaria di un piccolo appezzamento di terreno in contrada Baronia, organizzava nel mese di giugno dopo il raccolto, fino agli anni ’60 del secolo scorso. Si trattava di una vera e propria festa di ringraziamento, con cerimonia religiosa e pranzo a base di patate, che si protraeva fino a tarda sera con canti e balli.

Il secondo evento è una passeggiata ecologica all’interno del magico mondo dei noccioleti di contrada Pizzo Corvo, tra sorgenti e fontane d’acqua come quelle del “Duca” e di “Limari”. Ogni anno i gitanti rimangono estasiati dai profumi, dagli odori e dai colori delle piante di sottobosco. Tra esse spicca l’esile Fragolina (Fragaria vesca L.) con le sue piccole fragole rosse ovaliformi, profumatissime, gustose e morbide. Questa pianta è citata anche nella Bibbia, oltre che in diversi poemi, favole mitologiche, trattati di medicina e di botanica: Linneo, fondatore della moderna botanica, la definì bene di Dio, affermando che costituiva un incomparabile rimedio contro la gotta. L’umile fragolina contiene buone dosi di vitamina C, di iodio, ferro, calcio e fosforo; ha proprietà rinfrescanti, diuretiche e depurative e combatte le infiammazioni del cavo orale.  Un’altra specie ricercata e raccolta durante l’escursione è l’Origano (Origanum heracleoticum L.), una pianta fortemente aromatica, con proprietà antisettiche, disinfettanti e digestive, molto utilizzata in cucina come ingrediente di tanti piatti tipici. Il nome generico deriva dal greco e significa letteralmente “spendore di montagna”, con riferimento alle sue origini di pianta selvatica montana alla cui raccolta si dedicano con interesse tutti i partecipanti.

Prof. Rosario Schicchi

Ordinario di Scienze Agrarie e Forestali

Università degli Studi di Palermo

 

 

LA STRADA DEI PALMENTI

Conoscere  e custodie il patrimonio  storico quindi i luoghi, le leggende e le storie che riguardano il territorio. La  Pro  Loco di Sinagra ha censito 55 Palmenti, i quali rappresentano un pezzo di storia importante per il territorio.

Fino a qualche secolo fa buona parte del territorio di Sinagra  era ricoperto di vigneti, come testimoniano i numerosi e antichissimi palmenti.   Alcuni di questi, risalenti al periodo dei saraceni, erano collocati all’aperto; Inoltre si sono tramandati nel tempo  numerosi utensili che occorrevano per la lavorazione dell’uva e della sua trasformazione.

Al riguardo si sono numerose leggende, detti e proverbi che si sono tramandati nel tempo e che fanno parte da sempre del bagaglio storico culturale del popolo che abita queste terre.

palmento indaimo

LA VENDEMMIA E I SUOI RITI Com’è cambiato il modo di approcciarsi al vino e al suo consumo consapevole

 

La stagione della vendemmia bussa alla porta e al cuore, l’autunno evoca immagini di viti e uva da raccogliere, l’odore di mosto, le botti in fermento. E’ il momento in cui l’uva, coltivata durante tutto l’anno, viene raccolta dalla vigna e portata in cantina per iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino. Questa sorta di “rituale” porta con sé da sempre un grande fascino, oltre che un valore storico e antropologico. Si tratta di un vero e proprio “evento” annuale di lavoro e condivisione sociale nel territorio. E, secolo dopo secolo, il vigneto autoctono della terra madre, giunge fino ai nostri giorni, affidandosi soprattutto ai saperi della cultura contadina di tradizione orale. Nei decenni scorsi, questo “rituale” era molto sentito e vissuto, uomini e donne, amici e parenti insieme si riunivano per andare a vendemmiare, a lavorare nelle vigne. Andavano a raccogliere l’uva e la portavano al palmento nelle “coffe”. Alcuni giorni prima, gli uomini pulivano accuratamente il palmento, che veniva utilizzato a turno da più famiglie della zona. L’uva raccolta e gettata nel palmento, veniva pigiata a piedi nudi.

Terminata la pigiatura il palmento veniva tappato, ed il mosto, dal tino rigettato nel palmento e lasciato a macerare assieme agli acini  per circa 24 ore. Un paniere di vimini veniva posto sotto al foro e si procedeva alla filtrazione del mosto e alla seconda pigiatura. A fine procedimento il mosto, dal tino, veniva versato in contenitori detti “utri” (ricavati da pelli di capre o di pecore) di litri 40 circa, e trasportato in un magazzino terrano e  versato nelle botti. Dopo quaranta giorni, finita la fermentazione le botti venivano chiuse ermeticamente. La vendemmia era lavoro, ma anche condivisione, un rito fatto di fatica e di soddisfazione. Durante la vendemmia, suoni e canti impregnavano l’aria, era una festa ascoltare i lavoratori che approfittavano di questi lavori stagionali per potere sopravvivere a lunghi mesi senza lavoro, pertanto lavoravano contenti e cantavano, nonostante la fatica. “Arrivata è la vinnigna, la staciuni di l’amuri…” così inizia una nota canzone siciliana dedicata alla vendemmia. Infatti, nella società maschilista di una volta, per una ragazza contadina, rinchiusa sempre in casa, la vendemmia e la raccolta delle olive erano le uniche occasioni per uscire di casa ed avere l’opportunità di lavorare fianco a fianco con altri ragazzi, con probabili fidanzamenti. A riprova di ciò, a San Martino, come dice il proverbio. “ogni mosto diventa vino”. e in questa data i vendemmiatori si riunivano a degustare il vino accompagnato dalle castagne a caldarrosto. A fine serata non mancava mai il ballo di chiusura dove spesso sbocciava un amore. La vendemmia oggi viene fatta, sempre più spesso, meccanicamente non solo per mancanza di manodopera ma in termini di qualità del lavoro, è più ottimale e più rapido se si opera su di un vasto territorio.

Anche l’operazione della pigiatura, che una volta veniva eseguita senza l’ausilio di macchine, viene svolta oggi meccanicamente. Dagli anni ‘80/90 c’è stato un incremento e un’attenzione particolare da parte delle aziende e dei produttori ad investire sulla tecnologia e sull’innovazione in vigna e in cantina, puntando sulla qualità piuttosto che sulla quantità. In particolare, tante aziende situate al Sud della nostra Penisola, hanno voluto fortemente cambiare il loro status. Come sappiamo, i vini per esempio della Sicilia e della Puglia, servivano a “tagliare” i vini del Nord e della Francia per il loro grado alcolico elevato. Anche la tendenza al consumo è cambiata, il consumo consapevole, divulgarne il concetto e parlare di vino è una strategia di mercato. Tra moda e tendenza il vino è fortemente legato alla cultura di un Paese  ponendo particolare attenzione a contesti, attori e significati del bere, ed evidenziando eventuali cambiamenti nel tempo. L’uso dell’alcool era strettamente correlata a ciò, non c’era un uso smodato fuori dai suddetti contesti, anche se, in generale, il consumo di bevande alcoliche era nettamente superiore rispetto ad oggi. Negli ultimi anni l’approccio al vino e alle bevande alcoliche inizia sin dall’adolescenza, sì è abbassata nettamente la soglia d’età di iniziazione al bere ma l’informazione al consumo consapevole, ha indirizzato ad una maggiore consapevolezza del buon bere e del saper bere. La consapevolezza di “degustare” un prodotto identificativo di un territorio, di conoscere e apprezzare le sue peculiarità senza necessariamente andare oltre alcuni limiti; degustare innumerevoli vini senza “ubriacarsi” è sinonimo di consapevolezza, convivialità e saper bere bene celebrando una delle bevande più antiche del mondo.  

 

Dott.ssa Titti Dell’Erba

Sommelier Ais Puglia Delegazione di Lecce

Condirettore Ristonews Ristoworld Italy

 

 

 

SALVIA

IL PERCORSO DELLE ERBE AROMATICHE

Passeggiate ecologigo_culturale per la raccolta dei prodotti tipici di stagione: fragoline di bosco, origano, finocchietto selvatico, nocciole, olive, castagne, funghi, asparagi, more , arance, tartufi ecc.

fragole
origano
fin occhietto
olive
nocciole
funghi
asparagi
more
arance
cicoira
castagne

Tartufi a Sinagra

Il territorio di Sinagra è ricco di tartufi,  a scoprirlo il cavatore  Giuseppe Lipari coadiuvato da Ferdinando Prestifilippo cavatore di Capizzi  che insieme agli amici a quattro zampe  “i  cani”  che fiutano  e trovano  i tartufi.
Giuseppe addestra i suoi due amici quasi ogni giorno,  insegna ai cani come cercare i tartufi e quali sono i segnali.

La Pro Loco di Sinagra ringrazia il Signor Lipari Giuseppe per la scoperta,  ma anche Ferdinando Prestifilippo,  che nel tempo ha invogliato e indirizzato Giuseppe nella ricerca dei tartufi.

Questo dimostra che nella nostra isola  non manca niente, con un po’ di impegno tutto è possibile

 

tartufi

ESCURSIONI ALLA SCOPERTA DELLE BELLEZZE NATURALI PRESENTI NEL TORRENTE NASO

Con questa escursione la Pro Loco intende far ammirare la flora e la fauna presente nel torrente. Far ascoltare le storie di vita raccontate dagli anziani, i quali ricordano, con gioia, ciò che il fiume suscitava ai ragazzi  ( u’ bagnu nto fudduni, i giochi ecc….)  e la ricchezza delle famiglie che grazie ad esso riuscivano a vivere. Inoltre visitare antichi luoghi  che sembrano raccontare da soli la loro storia.

TORRENTE NASO