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DOMENICO ORIFICI

LUCIO PICCOLO

Barone Lucio Carlo Francesco Piccolo di Calanovella (Palermo27 ottobre 1901 – Capo d’Orlando26 maggio 1969) è stato un poetaesoterista e musicologo italiano, che visse quasi sempre appartato: fino al 1932 a Palermo, quindi a Villa Piccolo, a Capo d’Orlando, dove si trasferì insieme alla madre e ai fratelli, alieno da ogni forma di mondanità. Talvolta si recava anche a Sinagra, dove possedeva una proprietà.

La sua poesia, decisamente isolata nel panorama letterario degli anni Cinquanta – Sessanta, in cui si scontravano l’ultimo neorealismo e la prima neoavanguardia, è caratterizzata da elencazioni e proliferazioni tipicamente barocche costituite da immagini dense e oniriche, dall’oscurità e dal simbolismo talora molto spinto, che sono tuttavia originalmente radicate nella realtà quotidiana attraverso un oggettivismo surreale e quasi crepuscolare. Il mondo siciliano, il suo mondo, è tuttavia quasi completamente assente dalla sua produzione letteraria e lo stesso lessico adottato è scevro di qualsiasi influsso dialettale.

 

MELO BALLATO

Melo Ballato nasce a Sinagra, precisamente in via Principe Amedeo che era il fulcro, per quei tempi, della vita socio-economica del paese in quella casa “A quattru sulara”, così da lui definita, che era una fucina di gente dedita da mattina a sera alla semplicità del lavoro. Di quella casa, di quell’epoca, della vita tra gli amici del suo quartiere, si porta dentro nella mente e nel cuore tutti i valori positivi che spesso riaffiorano nelle sue composizioni.

Si Laurea in “Filosofia” all’Università degli studi di Messina, verso la fine di quegli anni ’60 caratterizzati da un grande fervore culturale e dopo il matrimonio collaborerà con la moglie in Farmacia.

Da sempre appassionato di Folk e tradizioni e portato alla musicalità, pur non avendo mai studiato musica, si dedica alla canzone “cantastoriale”. Partecipa a varie edizioni del Festival della canzone Siculo-Calabro, organizzato dalla R.T.P. di Messina e presentato da Lillo Alessandro, vincendo con “Odissicula” l’edizione del 1991.

Qualche anno dopo, iscritto alla Società Italiana Autori Editori, partecipa a Catania come compositore al Festival Della Canzone Siciliana organizzato da Antenna Sicilia e con la canzone “Vogghiu turnari”(meglio conosciuta col titolo “Ritorno ai Nebrodi”) ottiene sul Giornale Di Sicilia Di Catania il massimo dei voti in una delle puntate festivaliere. Vanta una consistente produzione di lavori musico-dialettali che ogni anno scandiscono le tappe, ormai tante, del suo viaggio esistenziale.

Melo si ispira alla società che ci circonda, ai ricordi, al proprio paese con le sue bellezze e le insite problematiche, in un continuo e critico-dinamico raffronto tra due mondi, passato e presente, che tra loro si allontanano sempre di più. Si applica nel raccontare e “raccantare” la Sicilia e la “Sicilianità” nelle sue mille sfaccettature e contraddizioni. Canta Sinagra e la sua storia, i personaggi, l’arte dei suoi vicoli e delle case di pietra permeate di antichità e di tempo, anima e testimonianza della laboriosità e dell’estro dei nostri Padri. Canta il fiume, con le sue colorite vicende, fiore all’occhiello di un paese e un tempo anche sua fonte di sostentamento. Tratta temi sociali e politici, con amara ironia e tragico realismo. Canta le Chiese, i Santi della religiosa tradizione, risaltando ed esaltando “SANTU LIO”, il Santo Patrono che rappresenta l’essenza amalgamante di tutta una comunità. A Lui dedica parte della sua vena “poeticanticale” tramandandone la Sua vita, le leggende e la fede di chi crede nelle Sue Santifiche capacità di intercessione miracolosa.

Tutto questo va a comporre il suo vasto repertorio, fatto da più di 300 composizioni, parole e musica.

Con la modestia che lo ha sempre contraddistinto Melo concepisce come una sana terapia curativa per la mente e lo spirito il suo perpetuo fantasticare, un bisogno improrogabile di soddisfare quel senso di libertà che lo porta ad interiorizzare e a esternare le proprie idee e convinzioni.

Ha il merito di non essersi mai preso tanto sul serio, cosciente e consapevole dei propri limiti “S’à misuratu sempri cu’ so parmu”. Rimane il fatto che alcune delle sue canzoni sono diventate negli anni colonna sonora per l’intera comunità Sinagrese.

In “Io con le mie canzoni” si pone nei confronti della globalità culturale nei seguenti termini: “La cultura è come il mare, profondissima e infinita e noi con il nostro sapere siam solo gocce evaporate, siam solo dei soffi di vita di un universo sconosciuto,d’una galassia indecifrata…raggiunta mai, sempre agognata.

La sua principale prerogativa è quella di credere nel valore grande dell’amicizia, nella gente, quella più umile e quindi più vera. Crede nel cammino l’uno a fianco all’altro, insieme, nella solidarietà d’un percorso vitale che in una unità d’intenti porti al bene comune.

Intoneremo all’uguaglianza, contro qualsiasi egemonia, sperequazione o idolatria, scalini, scale e gerarchie. Intoneremo all’amicizia, la vera senza ipocrisia, a  orecchio in sintosincronia. Intoneremo alla giustizia a tutto quello ch’è utopia, alla libertà, all’anarchia a chi verrà…a chi và via”.

Questo il suo credo!

 

FOGLIANI FRANCO

CATERINA MATILDE FOGLIANI

Nata a Sinagra (ME) risiede a Castell’Umberto (ME).

Insegnante nelle Scuole Elementari, ha svolto la sua funzione per oltre quarant’anni. E’ attualmente in pensione.

Ha pubblicato diversi libri di poesie, soprattutto religiose, ottenendo significativi riconoscimenti.

Attraverso la poesia Ella intende comunicare amore, speranza e Fede