"SINUS AGRI"

SINAGRA

IL TERRITORIO

Sinagra è un piccolo centro medievale sulle sponde del torrente Naso,  dove frammenti di storia millenaria convivono, in un contrasto gradevole, con l’inevitabile modernità. Ricca del verde intenso dei monti Nebrodi e contornata dallo scrosciare  di acque cristalline, per le sue peculiarità naturalistiche Sinagra si è conquistata l’appellativo di “Perla dei Nebrodi”.

L’ubicazione a ridosso della fiumara, un tempo navigabile e quindi unica via di comunicazione tra l’entroterra ed il mare, fa supporre che Sinagra sia stato uno dei primi insediamenti dell’area nebroidea.

Già importante centro agricolo, sede di significative vestigia storiche e culturali, oggi è un comodo snodo viario interno per il collegamento tra la costa tirrenica e quella jonica. 

Il territorio è caratterizzato dalla presenza di noccioleti ed uliveti, castagneti e agrumeti che danno colore all’ambiente. Da sottolineare la presenza di diversi alberi secolari, tra cui un pino monumentale di circa duecento anni, e di numerosi vigneti, alcuni dei quali ultracentenari. 

Tra i beni materiali di Sinagra occorre annoverare le antiche fontane e palmenti spersi in tutto il territorio e recentemente censiti al fine di dare vita a dei percorsi che consentano di esplorare questi siti di indiscutibile valenza storico-culturale. La ricca vegetazione unita alla dolcezza della collina, al microclima gradevole e all’ambiente salubre rendono Sinagra un centro unico al mondo.

UNA CARTA ARCHEOLOGICA PER LA TUTELA DEL TERRITORIO

Tra i primi segni, consegnati alla lunga durata, che l’uomo imprime nel paesaggio il percorso viene a costituire una chiave importante per comprendere i territori e le loro dinamiche storiche a patto, che se ne possa avere una precisa percezione topografica.

Il territorio di Sinagra risulta interessato da due importanti percorsi storici. Il primo, sullo spartiacque tra Sinagra e S. Angelo, viene citato in un documento del 1141, contenente una denunzia contro Algeri, forse signore di Ficarra, e qualificato come basilikòs dròmos, via imperiale. Il secondo risulta invece attestato nell’inquisizione del casale di Sinagra del 22 luglio 1249 come via che discende «a Randacio et ducit apud Nasum».

Entrambe le vie, utilizzando percorsi naturali, hanno una storia millenaria che risale alla strutturazione viaria di età romana imperniata sulla via Valeria. Ci soffermeremo in particolare sul primo percorso, meno conosciuto del secondo oggi proseguito, nella sua funzione ed in parte del tracciato, dall’importante Ss.116. Esso correva lungo il crinale che dal monte Castegnarazza discende sino al torrente Iannello ed aveva come terminale l’approdo di Brolo denominato verso il 1150 da Idrīsī Marsā Dālīah.

In gran parte coincidente con la più tarda regia trazzera Brolo-Raccuia sotto i Borbone aveva un’ampiezza di 18 canne (27m). Si ritiene che da una precisa individuazione di questo percorso sul terreno, cosparso d’innumerevoli testimonianze, potrà svilupparsi con successo in futuro l’esplorazione sistematica dell’intero areale per giungere alla compilazione della sua Carta Archeologica. Questi alcuni toponimi rinvenibili a non grande distanza dal tracciato che si ritengono indicativi della vitalità del percorso: Melia, Sellita, Mancusa, Sant’Euplio, S. Pietro, Liddu, Trubano, Immillaro, S. Luca, S. Andrea. Tra tutte queste contrade si è sviluppata nel corso dei secoli una maglia di strade mulattiere e di percorsi spesso lastricati il cui recupero costituirebbe un importante e preliminare momento di tutela del paesaggio culturale del comprensori.                          

                                                                                                                                                                                 Dott. Michele Fasolo

                                                                                                                                                                         Archeologo e Topografo

 

Il ruolo dell’Università di Messina nel percorso di fruizione turistica delle bellezze ambientali e architettoniche di Sinagra e del territorio

 

 

La “lenta bellezza”, come definita dagli esperti del settore turistico, pone al centro delle attività turistiche territoriali la Persona e la Comunità locale. Cultura, cibo e cultura rappresentano, dunque, i segmenti di mercato che registrano senza dubbio rilevanti presenze turistiche.


Il turismo è incontro con l’altro, è relazione con l’ospite, è produzione e contaminazione  di culture, tradizioni, conoscenza”.  (D. Franceschini, 2019).

Il turismo lento diventa per il viaggiatore un modo differente di intendere il viaggio, fondato sulla ricerca di autenticità, di unicità dell’esperienza vissuta, di scoperta del “genius loci” e delle tradizioni locali.

E’ una forma del viaggiare che mira alla conoscenza dei luoghi, dei gusti e dei saperi che ci appartengono,di attività che invitano a un ritmo di vita meno convulso.

Potenziare il turismo lento e sostenibile attraverso gli itinerari paesaggistici-naturalistici  diventa un modo per valorizzare i luoghi inesplorati e meno noti e rilanciarli in chiave innovativa.

In questa ottica, le politiche turistiche legate al segmento naturalistico-escursionistico diventano strategiche  per la formulazione di adeguate forme  di ripopolamento dei borghi o delle aree rurali interne; basti pensare al turismo “di ritorno” o “delle origini” che rappresenta, per le Comunità montane, un generatore economico, di inclusione e sviluppo sociale.

Constatiamo, che lungo i cammini nei borghi o aree rurali interne, nonostante lo spopolamento, ancora oggi, alcune Comunità riescono a custodire i luoghi sacri del divino, le chiese rurali i cui spazi liturgici sono ricchi di capolavori d’arte, reperti architettonici e significativi musei diffusi all’aperto.

La riflessione sul turismo naturalistico-escursionistico, quindi, ci spinge a immaginare ad un cammino, un viaggio che è fatto per cambiare.

Nessun viaggio è fine a sé stesso. Porta con sé una motivazione.

Un viaggio che non asseconda gli standard consumistici, ma contribuisce alla formulazione del prodotto turistico eco-sostenibile, valorizzando le specificità territoriali e la propria vocazione turistica.

Cosi il tema dell’ecologia integrata, definita da Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato Si”, aiuta a ridisegnare una governance della sostenibilità, della formazione transdisciplinare  delle tematiche su ambiente e territorialità, dell’impegno degli attori territoriali: dagli enti pubblici agli stakeholders, dalle imprese di servizi alle strutture ricettive ed extraricettive.

I contenuti della formazione potranno caratterizzarsi su specifici temi legati alle azioni di salvaguardia dell’ambiente circostante, alle ricchezze materiali ed immateriali, alla tutela dei paesaggi e della natura, allo studio sugli equilibri ecosostenibili e soprattutto sulla promozione di qualità, accoglienza, ospitalità ed accompagnamento dei viaggiatori e visitatori.

Il nostro impegno responsabile e consapevole, che risponda alle esigenze dei viaggiatori moderni, potrà essere la spinta  per le comunità locali ad andare avanti con forza e determinazione.

                                                                                                                                                                                                                          Filippo Grasso

                                                                                                                                                                                                           Docente Università di Messina

L’arte e il territorio per una Comunità che ritrova la propria identità nella rivalutazione della Tradizione

 

Un territorio è come una mappa cognitiva cioè a dire ogni suo tratto ogni suo elemento, ogni segmento fisico-sensoriale, riporta a metafore culturali, conoscenze, memorie, astrazioni.

Quando un territorio diviene tradizione, ciò significa che l’uomo che lo ha abitato, ha scelto  la sua Storia; ha deciso cosa conservare e cosa trasformare della sua vita e della sua cultura che come tutte le cose, che divengono nel tempo, ha subito e subisce trasformazioni. Oggi l’uomo moderno,  tecnologico e consumista, il più delle volte ha scelto di dimenticare il passato, catturato dalla velocità e dalla omologazione proposta dalla globalizzazione e dalla società di massa: un tempo che si coniuga essenzialmente con il presente! Allora è fondamentale gestire un luogo della riflessione e un modo che  permetta di ritrovarci e ritrovarsi.

Questo calendario ne è efficace strumento perché più che per segnare  il tempo che scorre, nasce per essere conservato e quindi divenire esso stesso testimonianza di memorie che riportano a tante conoscenze ormai disperse. L’idea di produrlo è  stata della Pro Loco che, quasi prendendo alla lettera la sua indicazione associativa, ha lavorato per ridare forza alla mappa cognitiva del territorio di Sinagra. Sono nate, pertanto,  molte iniziative per riscoprirne la cultura: dal “Balcone fiorito”alle    “Passeggiate ecologico–culturali” volte a far  riflettere  sul paesaggio e la sua bellezza; oppure le iniziative su Arti e Mestieri, volte a ridare vigore a quella preziosa Arte del fare manuale che rendeva l’artigiano artista.

In sintesi un’attività culturale che, di fatto ha reso Sinagra vetrina di bellezza e di arte. Piccolo paese che con chiarezza di idee sta cercando  nella sua Storia territoriale e nella Tradizione  i “valori” per ripartire, determinando così futuro e sviluppo.

 

                                                                                                                                                                                                 Prof. Annamaria Amitrano                                                                                                                                                                                                                              Ordinario di Etnostoria

                                                                                                                                                                                             Università degli Studi di Palermo

MULINO VIGNA CORTA

QUEL GIGANTE IMMERSO NEL SILENZIO….

 

Testimone fedele e silenzioso di una madre natura prodiga di doni, oggi il Mulino di contrada Vigna Corta è icona di un passato che vuol tornare protagonista, con la sua bellezza e la sua storia.

A Sinagra il grano veniva coltivato dagli uomini e le donne che si trasferivano a lavorare a Floresta per la semina di frumento. Quattro erano i Mulini, dei quali due a poca distanza l’uno dell’altro di proprietà del commendatore Vincenzo Salleo, in contrada San Biagio, il terzo in contrada Mulino Vecchio, l’ultimo in contrada Vigna Corta.

A quest’ultimo superstite è affidato il compito di tramandare una storia che si confonde con quella del borgo e dei Nebrodi in generale.

L’incedere senza sosta del torrente a muovere ingranaggi e pale, quasi a simboleggiare l’instancabile lavorìo umano della gente semplice e operosa…

La Pro Loco, interprete del percorso di recupero dei tesori architettonici e monumentali, sensibile al recupero e fruizione dei beni immateriali del territorio, assieme alle Istituzioni, si faccia interprete del desiderio, quasi bisogno, di rivedere il Mulino tornato agli antichi fasti e destinato, magari, a sede museale delle arti e mestieri di un tempo.

 

                                                                                        Carmen Russo

                                                                          (Attrice-Ballerina-Showgirl)

 

NEL CIELO DELLA SERA LA MIA VITA HA LA FORMA DI UN MULINO… Raccoglie la farina del silenzio e dell’invisibile la mia anima, proprio Lei che assomiglia a quella macina… Aspettando il giorno del ritorno agli antichi fasti…

RIDARE VOCE AI CONTADINI, RIDARE VOCE ALLA STORIA

 

 

 A Sinagra, in contrada Candelora, protetto dal tempo, rimane la testimonianza di un ciclo di produzione legato al territorio: un frantoio che rappresentava un punto di unione e centro di trasformazione delle olive e del lavoro dell’uomo in rispettoso rapporto di comunione con la natura. Posto all’interno del feudo della famiglia Ioppolo, attivo tra le due guerre e dismesso negli anni cinquanta, il manufatto è oggi una dimenticata testimonianza di una cultura materiale legata profondamente all’economia del comune in cui la tradizionale produzione arborea si sposava armonicamente alle produzioni ortive.

Il frantoio, costituito da una molazza in granito che si muoveva su una base d’identico materiale e che produceva il prezioso liquido denso e profumato grazie all’impiego di un asino che passo dopo passo girava senza tempo intorno, resiste ancora nella struttura, abbandonata e silenziosa.

Niente è rimasto di quella attività, sebbene alla fine degli anni 40, si sia sperimentata una trasformazione produttiva che potesse, mediante l’utilizzo di una pressa, mantenerla in vita. Oggi di quei giorni rimane solo memoria agli anziani.

Eppure questo manufatto ha resistito ed è testimonianza viva di un processo produttivo: recuperarlo rappresenterebbe la possibilità di riappropriarsi di esso, restituendo la memoria della sua antica funzione. Organizzare uno spazio nel quale rappresentare un processo di trasformazione illustrando l’uso delle attrezzature fissando quei riti e quelle modalità, significa ridare voce alla storia, apprezzare e comprendere le difficoltà legate all’ottenimento di un prodotto della terra; significa, inoltre, dare voce ai contadini, far risuonare i loro canti di lavoro e la loro gioia del raccolto.

Tale iniziativa già sperimentata in altri luoghi dell’isola (un esempio è rappresentato dal comune di  Palazzolo Acreide, Museo di Antonino Uccello) potrebbe rappresentare un contenitore ideale per ricreare gli usi e le tradizioni dei comuni circostanti, non soltanto legati al ciclo dell’olio, in un programma razionale di conoscenza e trasmissione di un vissuto carico di emozioni.  

 

                                                     Santino Agnello

                                                Agronomo Progettista del  verde

 

carcara

Carcara in c.da Limari

Carcara in c.da Limari

FORNACE IN C.DA MILIA

CONVENTO DEI CARMELITANI

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convento dei carmelitani

NEVIERA PIZZO CORVO

NEVIERA BARONE SALLEO

TORRENTE NASO

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Antichi scalini in pietra, Focolai, Forni e mangiatoie

SCALINI IN PIETRA
mangiatoia
mangiatoia

A rocca di Cisina

A petra a ucca